Dal testo di Daniele Trevisani “Il potenziale umano. Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance”. Franco Angeli editore, Milano.
In psicologia, l’immagine di sé si riferisce alla percezione che una persona ha di sé stessa e include tutte le caratteristiche, tratti, emozioni e comportamenti che questa si attribuisce.
L’immagine di sé gioca un ruolo chiave e quasi sempre sottovalutato nella vita di un individuo, dal momento che influisce sulle sue scelte e sulle relazioni interpersonali e costituisce una forma di auto-percezione, di auto-immagine, con la quale ci misuriamo costantemente.
Che tu ne sia consapevole o meno, possiedi un’immagine positiva di te stesso/a. Questa immagine influenza il modo in cui ti vedi e percepisci te stesso, e comprende varie sfaccettature ed elementi. In termini più tecnici, possiamo definirla come la dimensione valutativa globale del sé.
Le situazioni in cui non ci sentiamo bene con noi stessi possono svolgere una funzione positiva quando trasformiamo questa insoddisfazione in un piano di lavoro e azioni concrete di cambiamento. In altre parole, non piacersi e restare nell’immobilità è distruttivo per le energie mentali, mentre non piacersi ma cercare attivamente il miglioramento e agire su di esso, è un modo efficace per generare energie.
Uno dei compiti essenziali del coaching, sul piano etico, è quello di valutare se il “non piacersi” sia dovuto a variabili importanti e “giuste” o a aspetti della vita che possono essere migliorati, oppure influenzati da modelli improduttivi derivati da mode effimere e esempi mediatici. Questa valutazione aiuta a proteggere la persona da potenziali danni elevati.
Trasformare gli stati di insoddisfazione in azioni positive quindi è uno dei compiti fondamentali del coaching.
Su quali temi può lavorare un coaching profondo?
Le forme specifiche di autoimmagini possono essere numerose e provenire da diversi angoli di osservazione.
Distinguiamo diversi piani di osservazione o analisi :
- Self-image intellettuale: l’immagine di noi stessi sul fronte dell’intelligenza che ci attribuiamo, della capacità di interagire con le persone su un piano culturale, di usare la mente in modo raffinato;
- Self-image dello spessore umano e morale: il nostro auto-giudizio su come applichiamo alcuni valori in cui crediamo, il nostro valore morale.
- Self-image di ruolo professionale attuale: analisi limitata al piano della percezione di sé sul lavoro, come professionisti, lavoratori, o comunque nell’occupazione attuale;
- Self-image dei ruoli e identità del passato personale: autovalutazione e gradimento di chi e come eravamo in diversi momenti della nostra vita passata;
- Self-image bloccata nell’evento: un’immagine di sé negativa legata ad un evento critico (critical incident), es., una perdita, un fallimento, un atto spiacevole compiuto – che non viene accettata, superata, metabolizzata;
- Self-image relazionale: l’immagine che abbiamo delle nostre abilità di relazione con gli altri.
- Self-image della seduttività: l’immagine che abbiamo di noi come seduttori, amatori, comunicatori efficaci, sino alle relazioni sessuali;
- Self-image agonistica: l’immagine di ruolo che abbiamo di noi come lottatori, sia in azioni proattive che difensive, quando qualcuno attacca il nostro territorio fisico o psicologico.
- Self-image di ruolo genitoriale: l’immagine che abbiamo di noi come buoni (o cattivi) padri o madri, reali o potenziali;
- Self-image di ruolo filiale: l’immagine che abbiamo di noi come buoni o cattivi figli, rispetto ai doveri sociali introiettati e attivi in noi;
- Self-image corporea: l’immagine che abbiamo del nostro corpo, anch’essa connessa al gradimento o rifiuto che proviamo per essa (self-satisfaction corporea);
- Self-image complessiva: la sommatoria di auto-immagini, il quadro complessivo della nostra auto-percezione.
Il quadro delle percezioni è spesso confuso e dissonante. Possiamo trovarci a nostro agio con una delle nostre auto-immagini ma non con un’altra.
Per questo motivo, l’immagine di sé va chiarita sui diversi distretti psicologici e non solo in termini generali.
L’immagine di se’ è forse la sfida più grande che ogni essere umano deve affrontare.
L’immagine di sé è costruita sulla base delle proprie credenze e convinzioni in materia di sé stessi, sulle caratteristiche positive e negative del carattere. Per cambiarla, è necessario lavorare costantemente sull’atteggiamento che abbiamo verso noi stessi, ma con impegno e consapevolezza possiamo trasformarla in una visione positiva e fiduciosa che ci permetta di crescere e realizzare il nostro pieno potenziale.
Disegno linea sand 20*30 di Grety Bortoli

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- Studio Trevisani – Formazione Aziendale
- Comunicazione Aziendale
- Intercultural Negotiation (English)
- Coaching World Federation (CWF)
Temi e Keywords dell’articolo:
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