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Eccellenza vs Perfezionismo: La Chiave del Successo

©Articolo estratto con il permesso dell’autore, dott. Daniele Trevisani, dal testo “Il Coraggio di Evolvere. Coaching attivo esperienziale e counseling per lo sviluppo personale e professionale. Il metodo della Neotropia”, Bologna, OM Editore.

Affrontare il tema del “come facciamo le cose” è un argomento stimolante. Lo scopo finale è la ricerca dell’eccellenza, in un equilibrio che ci allontana dal perfezionismo maniacale.

L’eccellenza operativa occupa un posto ben definito nella gerarchia manageriale: si colloca sopra l’esecuzione “mediocre” e “media” e sotto quell’ostacolo rappresentato dall’ossessione per la perfezione. Entrambi gli stati, precedente e successivo, impediscono il raggiungimento dell’eccellenza operativa. Gli errori principali:

  1. errori di assenza. La mancata esecuzione di un’azione.
  2. un’esecuzione mediocre che annulla qualsiasi vantaggio strategico;
  3. un’attenzione ossessiva al dettaglio che porta alla sola attenzione tecnica e fa perdere di vista la visione d’insieme e le variazioni situazionali.

Chi si occupa di performance è spesso portato a confondere due piani distinti di una prestazione: la perfezione e l’eccellenza.

Una prestazione eccellente è quella che fornisce contributi significativi a coloro che ne beneficiano, mentre una prestazione perfetta tende a essere autoreferenziale, gravata da un’eccessiva attenzione ai dettagli, che risultano irrilevanti per chi ne fruisce e che non apportano vantaggi concreti o miglioramenti tangibili.

Il perfezionismo e la ricerca dell’eccellenza sono attitudini distinte. Mentre il perfezionismo può assorbire energie in modo eccessivo, oltre il punto in cui un contributo diventa davvero significativo, la ricerca dell’eccellenza canalizza quelle energie in un modo produttivo e mirato. È un approccio che utilizza le risorse in modo efficace, evitando sprechi inutili.

Le attività dei cercatori di perfezione non sono mai finite e mai perfette; esiste sempre una ragione per non completarle o non essere soddisfatti di sé stessi. Questi individui si trovano spesso intrappolati in un ciclo ininterrotto di auto-analisi e introspezione, dove ogni piccolo imperfezione diventa un motivo per rimandare o addirittura abbandonare i propri obiettivi. La continua ricerca di un ideale irraggiungibile può portarli a trascurare le gioie delle esperienze quotidiane, lasciandoli con una sensazione di vuoto e un costante bisogno di approvazione esterna, ostacolando così il loro progresso e la loro crescita personale.

L’eccellenza richiede che le energie vengano investite là dove un contributo produce effetti positivi e fino al livello in cui un miglioramento è reale, percepibile e significativo, portando un valore duraturo e trasformativo.

Il perfezionismo non aumenta il successo delle persone.

Il successo è determinato da talento, energia, impegno e, soprattutto, dalla capacità di sapersi adattare alle sfide e alle opportunità che la vita ci presenta; non dal perfezionismo o dalla testardaggine verso i dettagli inutili, che spesso distraggono e rallentano il nostro progresso.

Il successo avviene nonostante il perfezionismo, non a causa di esso.

Dobbiamo sempre ricordare che il Deep Coaching punta all’eccellenza.

Il nostro scopo, come manager, coach, formatori, Mentor o pedagogisti, è aiutare le persone a collocarsi correttamente nelle loro attività.

Una delle funzioni più preziose del coaching e della formazione consulenziale è quella di supportare le persone nel riconoscere le aree in cui vale la pena investire, e quelle in cui non è necessario farlo al momento, o dove il livello raggiunto è già soddisfacente. Questo processo di consapevolezza può davvero aiutare a risparmiare tempo e energie, permettendo a ciascuno di focalizzarsi su ciò che conta di più per il proprio sviluppo personale e professionale.

Le persone, spesso, hanno bisogno di una guida per percepire sé stesse con chiarezza e per definire i propri obiettivi con precisione. Grazie ad un coach, è possibile dissipare la nebbia che offusca la nostra visione e scoprire i veri traguardi che vogliamo raggiungere.

L’eccellenza si raggiunge quando si crede in qualche cosa.

La tecnica e la formazione ci possono solo aiutare a trasformare la purezza del cuore e la volontà in progetti reali, tangibili e utili.”

Il senso dell’uomo è questo: la ricerca, un viaggio incessante verso la conoscenza e la comprensione di sé e dell’universo che lo circonda. La domanda non diventa se andare avanti, ma come, poiché ogni passo richiede dedizione e riflessione. La verità è che il fatto di andare avanti deve diventare un atteggiamento di fondo, una forza di volontà costante che ci spinge a superare le sfide e a cogliere le opportunità, abbracciando l’incertezza.


©Articolo estratto con il permesso dell’autore, dott. Daniele Trevisani, dal testo “Il Coraggio di Evolvere. Coaching attivo esperienziale e counseling per lo sviluppo personale e professionale. Il metodo della Neotropia”, Bologna, OM Editore.

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